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31/03/2014 Psicoterapia con adolescenti

Quando un adolescente è in difficoltà i genitori chiamano uno psicoterapeuta chiedendo un appuntamento per il figlio o la figlia e vivendo come insolito l’invito di alcuni psicoterapeuti a presentarsi al primo incontro.

Una recente ricerca ha mostrato come il coinvolgimento dei genitori in un primo incontro familiare sia un indice prognostico favorevole sull’efficacia della presa in carico individuale degli adolescenti, soprattutto se questi non richiedono aiuto direttamente (Selvini, 2013).

Purtroppo, ciò che a volte si verifica, è una delega totale al professionista e questo può portare a un pericoloso allontanamento affettivo tra genitori e figli. Convocare l’adolescente da solo potrebbe significare una squalifica delle figure genitoriali oppure un’alleanza fra terapeuta e genitori ai danni dell’adolescente stesso. Di fronte a un adolescente problematico, che non chiede esplicitamente di essere aiutato, guidare i familiari affinché cerchino di portarlo con loro a incontrare congiuntamente un esperto, è una tecnica più efficace del cercare di organizzare un incontro dell’adolescente da solo con il professionista.

Perché? Innanzitutto aumentano le probabilità che l’adolescente incontri l’esperto. Inoltre gli incontri familiari aiutano a mettersi in gioco maggiormente e sono più rapidi nel far emergere problematiche e risorse per affrontare la situazione di difficoltà.

Come prepararsi? L’adolescente accetta più volentieri una riunione familiare per parlare più in generale di quello che non va in famiglia, piuttosto che un suo personale invio dallo psicoterapeuta. È più che opportuno che il genitore non stia troppo a discutere se il figlio ha o non ha un problema, ma dichiari che sicuramente lui stesso è in crisi nella relazione col figlio o la figlia.

Pertanto, non ha proprio senso far affrontare al giovane da solo un’esperienza che non ha scelto o deciso e che molto probabilmente lo preoccupa, dato che non sa cosa aspettarsi.

Parlarne e chiedere aiuto come famiglia è un modo per identificare il problema nelle relazioni  e togliere l’etichetta di individuo problematico a un figlio o una figlia, con i conseguenti contenuti impliciti negativi.

(Testo modificato da www.stateofmind.it)