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18/11/2013 Siamo esseri umani o robot?

Il 14 novembre sul sito www.ilfattoquotidiano.it è comparso un interessante articolo di Paola Porciello intitolato “è possibile restare umani in un mondo tecnologico?”.

La giornalista illustra in modo molto efficace come si manifesta la sindrome da dipendenza da internet, disturbo che appartiene alla categoria “dipendenze” come il gioco d’azzardo o lo shopping compulsivo. Minimo comun denominatore a questi disagi è la scarsa capacità di controllo degli impulsi.

Un altro modo per chiamare la dipendenza da internet è “tecnostress”, disturbo legato all’uso massivo e stratificato delle nuove tecnologie (telefonini, tablet, posta elettronica, facebook, twitter, whatsapp, applicazioni, sms, foto, video, computer portatili e chi più ne ha più ne metta).

Il professor Larry Rosen del Dipartimento di Psicologia della California State University  afferma che “siamo continuamente distratti da messaggi, notifiche e vibrazioni. Quando il nostro smartphone non è a portata di mano diventiamo ansiosi. A livello neurobiologico le conseguenze si riflettono sull’attività dei neurotrasmettitori (le sostanze che consentono ai nostri neuroni di comunicare tra di loro) che rispondono agli stimoli ansiosi, andando a incidere sulla nostra capacità di concentrazione, che si riduce”.

Per non parlare della “sindrome della vibrazione fantasma”, ovvero la sensazione allucinatoria che il telefono stia squillando nella nostra tasca o nella borsa, anche se ciò non è vero. È stato proprio il professore Rosen il primo a studiare tale fenomeno e a coniarne il nome.

Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio i seguenti interessanti volumi: “Tecnostress in azienda” di Enzo Di Frenna e “iDisorder” di Larry Rosen.