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23/10/2013 Si può rallentare l’Alzheimer?

Una recente scoperta effettuata sui topi ha riaperto il filone di ricerca e le speranze nel campo delle malattie neurodegenerative. Su Science Translational Medicine è stata pubblicata una ricerca che ha identificato una sostanza che sembra rallentare la degenerazione del cervello attaccato da malattie come il Morbo di Parkinson o la Demenza di Alzheimer.
Il meccanismo alla base di queste malattie è noto: vi è una produzione di proteine “difettose” che si accumulano nelle cellule nervose. Per difendersi, il cervello interrompe la produzione di nuove proteine e quindi anche la produzione di quelle proteine necessarie alla sopravvivenza delle cellule nervose. Inevitabilmente, tali cellule, non essendo rigenerate, muoiono e conseguentemente si manifestano alcune difficoltà cognitive e comportamentali, per esempio il calo di memoria.
Sembra che finalmente i ricercatori siano riusciti a identificare il bersaglio su cui agire per evitare il blocco della sintesi proteica. La tecnica non prevede la pulizia dalle proteine difettose (e quindi una guarigione dalla malattia) ma l’impedimento del blocco di produzione delle proteine stesse, al fine di prolungare la sopravvivenza delle cellule nervose (ciò vrebbe come effetto un rallentamento della malattia).
Per ora questa scoperta è stata sperimentata solo sui topi e ci vorrà molto tempo prima che sia possibile la sperimentazione sull’essere umano e conseguentemente la produzione di farmaci.
Inoltre, sottolineo come la sintesi proteica favorisce la produzione di proteine utili alla sopravvivenza della cellula ma anche di quelle dannose, rischiando di aumentare l’accumulo nelle cellule nervose. L’altra domanda che rimane aperta è da che età bisogna intervenire dato che la storia preclinica delle malattie neurodegenerative è molto lunga, anche decenni, rispetto alla fase clinica in cui i sintomi cognitivi e comportamentali sono manifesti.